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Posts Tagged ‘liberi professionisti’

Firma-la-petizione di Help Traduzioni

Come molti di voi già sapranno i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS (traduttori, archeologi, designer, consulenti, grafici, formatori, ecc.) versano oggi i contributi più elevati (parliamo del 27,72% che sale al 60% se si sommano IRPEF e INPS).

La legge 92 del 2012 (riforma Fornero) ha stabilito un progressivo ulteriore aumento dell’aliquota INPS per gli iscritti alla gestione separata fino al 33% entro il 2018.

Salvo diversa decisione, il primo scatto di un punto percentuale avverrà  già il prossimo gennaio 2014.

Per questo motivo l’ACTA (Associazione consulenti del terziario avanzato) ha lanciato un appello su Change.org per bloccare gli aumenti INPS  e garantire maggiore una equità previdenziale.

ACTA è “la prima associazione costituita in Italia per dare rappresentanza a professionisti del Terziario Avanzato come lavoratori autonomi: formatori, ricercatori, informatici, creativi e altre categorie di consulenti, generalmente operanti al di fuori di Ordini e Albi professionali, tutte accomunate dal fatto di rivolgersi a clienti che sono Imprese o Enti della Pubblica Amministrazione

Uno degli obiettivi dell’iniziativa è chiedere al governo Letta di bloccare l’aumento dell’aliquota INPS previsto a breve termine e di poter anche, in un periodo di crisi come quello attuale, ridiscutere gli eventuali aumenti previsti nel lungo-medio periodo.

Per questo è importante firmare la petizione. Basta inserire il proprio nome, cognome e indirizzo email. Inoltre, se non si vuole comparire pubblicamente sul web come firmatari c’è un’opzione che garantisce la privacy.

Non avendo un albo non c’è nessuno che possa rappresentarci. Per questo è davvero importante rimboccarsi le maniche, restare uniti e far sentire la propria voce.

Per firmare, cliccare qui: Firma petizione ACTA (contro l’aumento dell’aliquota INPS Gestione Separata)

Per avere maggiori informazioni: Fermiamo l’aumento dell’aliquota INPS Gestione Separata

Aggiornamenti sulla petizione ACTA dopo l’incontro con il Ministro Fassina: ACTA in rete

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gestione-separatadi Help Traduzioni

I consiglieri ACTA (Associazione Consulenti Terziario Avanzato) Ugo Testoni e Samanta Boni sono stati intervistati da Antonella Cignarale di Reportime, la rubrica di inchieste del team Gabanelli pubblicata sul Corriere della Sera online, sulla situazione di lavoratori autonomi e liberi professionisti non iscritti ad alcun albo.

Oltre a non avere alcuna rappresentanza nei tavoli di contrattazione sociale, moltissime categorie di professionisti freelance (traduttori, copywriter, grafici, archeologi, ecc.) rischiano di dover subire anche l’aumento vertiginoso dell’aliquota INPS (dal 27,72 % al 33%) per il fatto di essere iscritti alla gestione separata e non avere una cassa previdenziale di categoria.

Si potrebbe argomentare asserendo che anche molti lavoratori dipendenti sono sottoposti ad una aliquota del 33%, ma la differenza è che mentre il 33% versato dai dipendenti è calcolato sul reddito lordo annuo, quello dei lavoratori indipendenti viene invece calcolato sul totale costo del lavoro.

La situazione è davvero critica e merita una riflessione approfondita, oltre che un’ampia attenzione mediatica e civile.

Trovate qui in basso i riferimenti all’articolo e il video integrale dell’intervista in oggetto:

L’allarme del popolo delle Partite Iva: più del 60% se ne va tra tasse e contributi.

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Posta elettronica certificata (PEC) per traduttori e liberi professionistidi Daniela Corrado

Come molti già sapranno, il D.L. n. 179/2012 in vigore dal 20 ottobre, e convertito con modificazioni dalla L. 221/2012, dispone che entro il 30 giugno 2013 le imprese individuali indichino al Registro Imprese un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC).

In sintesi, la normativa prevede che:

  • le nuove società dichiarino l’indirizzo PEC all’iscrizione nel registro delle imprese
  • i professionisti dichiarino l’indirizzo PEC ai rispettivi ordini
  • le società già esistenti dichiarino l’indirizzo PEC al registro delle imprese
  • tutte le pubbliche amministrazioni dichiarino il proprio indirizzo PEC

A questo punto, sorge la questione se il semplice possesso di partita IVA obblighi o no il possessore a dotarsi di una casella PEC. La risposta è no, o meglio la normativa non impone al titolare di partita IVA, che non eserciti attività di impresa o libera professione, di dotarsi di PEC.

Però la legge dà l’obbligo di istituire la PEC a chi è iscritto (o deve iscriversi) presso la Camera di Commercio (registro delle imprese/albo delle imprese artigiane) o in albi o elenchi professionali previsti dalla legge.

Dal momento che la situazione dei traduttori è ambigua, poiché non abbiamo un albo o un ordine professionale apposito previsto per legge, pur svolgendo attività di libera professione, se ne deduce che dovremmo essere, almeno in teoria, esonerati dall’obbligo di dotarci di PEC. Ma in realtà per quelli di noi che risultano iscritti in Camera di Commercio, come ad esempio i traduttori iscritti all’Albo dei CTU dei tribunali (i quali devono essere necessariamente iscritti anche al registro dei periti delle camere di commercio), pare che l’obbligo ci sia.

C’è poi un’altra questione. Dato che la legge obbliga alla PEC le pubbliche amministrazioni, come comunicheranno ufficialmente con questi enti i traduttori iscritti negli albi fornitori e sprovvisti di una casella di posta elettronica certificata?

La casella di posta elettronica certificata è uno strumento che in pratica serve a trasmettere e scambiarsi corrispondenza informativa e/o amministrativo-commerciale in maniera ufficiale, legale e sicura. Volendo fare un paragone con la posta cartacea, la PEC è l’equivalente delle raccomandate postali A/R.

Oltre ai gestori autorizzati a pagamento, ci sono delle associazioni professionali che prevedono degli sconti di attivazione PEC per il loro soci, o ancora, c’è la possibilità di attivare la PEC totalmente gratuita fornita dal Governo Italiano (che però ha delle limitazioni d’uso).

Nell’ottica di una maggiore trasparenza, ufficialità e dignità della professione di traduttore (che è a tutti gli effetti una libera professione, pur mancando di un albo!), io credo che la dotazione della PEC vada incoraggiata.

Ovviamente la mia opinione è personale, ci mancherebbe, e so per certo che altri traduttori non saranno d’accordo, ma dal momento che tutti i professionisti con albo se ne doteranno, non vi sembra, per noi che già non abbiamo un nostro albo, di restare di qualche passo ancora più indietro rispetto agli altri non aderendo alle regole previste per tutti i professionisti considerati “ufficiali”?

Perché autorelegarmi ad un’ “ufficiosità” professionale che non ho deciso e che sono costretta a subire ogni giorno dalle piccole alle grandi cose che riguardano la mia attività?

So per certo che il nostro lavoro merita pari dignità e valore di quello degli altri liberi professionisti, ed è per questo che ho ritenuto giusto con questo articolo spezzare una lancia in favore della PEC.

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linus-felicita

di Daniela Corrado

Oggi, in occasione del primo UN International Day of Happiness, un post sul “domandone”: “Cosa rende felice un traduttore?”

Ecco le risposte che -personalmente- mi sono data:

  • Lavorare – Il lavoro del traduttore freelance non è per niente semplice. Passi gran parte del tempo a fare marketing per trovare clienti e quando lavori è raro che tu riesca a dedicare alla traduzione il tempo che vorresti. La maggior parte dei clienti, infatti, necessita della traduzione in tempi stringenti e, a meno che non si lavori con tipologie di testi già note (ma anche in questo caso l’approfondimento linguistico è d’obbligo perché il dubbio terminologico e/o le sviste sono sempre in agguato…), non si ha mai il piacere di dedicarsi all’interpretazione e alla resa del testo come si vorrebbe. Durante i corsi di formazione o i meeting con i colleghi, l’ansia principale che attanaglia il traduttore è sempre quella di non riuscire ad avere sufficienti contatti/lavori a cui dedicarsi. In questo settore la competizione è vasta e spietata e solo in pochi riescono ad emergere e ad avere successo. I traduttori alle prime armi sono spesso demotivati perché non sanno come far fruttare concretamente gli anni di studio che hanno alle spalle e cercano semplicemente qualcuno che offra loro la possibilità di far vedere quanto valgano. Avere la possibilità di una formazione diretta sul campo, oltre ad essere gratificante, serve per far capire al traduttore se quella imboccata è davvero la strada che si vuole percorrere, e soprattutto è fondamentale per capire in quale settore specializzarsi. Quindi, per essere felice, un traduttore ha senz’altro bisogno di lavorare.
  • Tempi di consegna ragionevoli – Su questo punto, in realtà, c’è poco da dire. La traduzione, come accennavo prima, dal punto di vista del business, è una prestazione professionale di servizi. Se un privato, un’azienda o un ente ha bisogno di esternalizzare un servizio si rivolge a suo piacimento al professionista che ritiene più affidabile/conveniente e negozia costi e tempi di realizzazione in base alle sue personali esigenze. Sinceramente, mi è capitato di rado di trovare committenti in grado di comprendere a pieno il valore aggiunto che un tempo di consegna ragionevole dà alla traduzione, soprattutto per quel che riguarda la fase delicata della revisione. Ma, ad ogni modo, sono in questo settore da soli due anni, un tempo ragionevolmente breve per fare bilanci, e chissà che nel futuro io non possa ricredermi e rimangiarmi quanto scritto in questo post (ci spero proprio!).
  • Ricevere un compenso equo – Il tema delle tariffe di traduzione è piuttosto spinoso. Nel mercato libero è legittimo impostare le tariffe di traduzione in base ai propri standard. Tuttavia, essendo la professionalità del traduttore poco normata (senza albo, senza cassa, senza o quasi sindacati, ecc.) la verità è che ognuno fa un po’ come gli pare… Il risultato è un mercato confuso in cui il traduttore professionista con anni di esperienza alle spalle può permettersi di chiedere anche 25/30 euro a cartella, le agenzie di traduzione applicano il fee che ritengono competitivo per il loro target di utenze/mercato, e il traduttore alle prime armi, spesso snobbato e isolato dalle due categorie precedentemente elencate, non avendo prospettive certe e dati attendibili su cui basarsi, di norma svaluta il proprio lavoro e la propria professionalità nella speranza di riuscire a penetrare il muro che ha davanti, danneggiando inconsapevolmente l’intera categoria dei traduttori, o -se è più scafato- posta in un forum, di solito su Proz, una timida domanda a cui puntualmente segue uno sproloquio di risposte che non servono ad altro se non ad aumentare la confusione già esistente. Consiglio (di cuore): fatevi un’idea del vostro prezzo standard in base al tempo che impiegate per tradurre una cartella. Ogni traduzione e ogni cliente è un caso a sé. Negoziate sempre il prezzo in base al cliente, alla tipologia/specificità del testo, all’urgenza della consegna. Temporeggiate (non troppo!) offrendo al cliente un preventivo chiaro (prendetevi anche una giornata intera se occorre!) in cui esplicitate con trasparenza lapalissiana le voci che concorrono alla formazione del prezzo finale richiesto (traduzione per nr. di cartelle/parole, revisione specialistica, eventuale asseverazione/editing e quant’altro…).

Ecco, mi sono dilungata già troppo, ma in sintesi a un traduttore basterebbero queste tre cose per vivere e lavorare felicemente. Ce ne sarebbero molte altre da elencare, questo sì, ma nella lista delle priorità credo che questi tre punti siano essenziali per garantire dignità ad una professione così bella come la nostra.

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